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		<title>LA CALCOLATRICE GRAFICA ALL&#8217;ESAME</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Aug 2017 12:48:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[tecla]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Quest’anno è stata introdotta una novità per l’esame di stato del liceo scientifico: la possibilità di utilizzare una calcolatrice grafica. La maggior parte degli studenti e degli insegnanti è stata colta alla sprovvista da questa nuova normativa. Quelli che hanno provato a cercare su internet delle calcolatrici grafiche si sono trovati di fronte a decine di modelli con un prezzo decisamente elevato, dell’ordine di un centinaio di euro… e se a questo si aggiunge la difficoltà di selezionare un modello che sia consentito alla maturità e imparare ad usarlo in poco tempo, si capisce perché quasi nessuno ha sfruttato questa … <a class="continue-reading-link" href="https://www.teclaspelgatti.net/2017/08/04/la-calcolatrice-grafica-allesame/"> Continue reading <span class="meta-nav">&#8594; </span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quest’anno è stata introdotta una novità per l’esame di stato del liceo scientifico: la possibilità di utilizzare una calcolatrice grafica.<br />
La maggior parte degli studenti e degli insegnanti è stata colta alla sprovvista da questa nuova normativa. Quelli che hanno provato a cercare su internet delle calcolatrici grafiche si sono trovati di fronte a decine di modelli con un prezzo decisamente elevato, dell’ordine di un centinaio di euro… e se a questo si aggiunge la difficoltà di selezionare un modello che sia consentito alla maturità e imparare ad usarlo in poco tempo, si capisce perché quasi nessuno ha sfruttato questa opportunità.<br />
Ma per l’esame di stato del 2018 è tutta un&#8217;altra storia&#8230;<br />
Vediamo allora come orientarci nella scelta della calcolatrice, partendo dalla normativa.<br />
Fino al 2016 sul testo della prova era riportata la seguente dicitura:</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #ff0000;"><em>E’ consentito l’uso della calcolatrice non programmabile</em></span></p>
<p>Le calcolatrici non programmabili sono in pratica le calcolatrici scientifiche. Alcune di queste, come il modello CASIO FX-570 ES PLUS, che a mio avviso è uno dei migliori, sono dotate di moltissime funzioni di calcolo numerico (possono calcolare la derivata in un punto, trovare il valore di integrali definiti, calcolare le radici di polinomi di 2° e 3° grado e molte altre cose). Il prezzo di queste calcolatrici è contenuto. Il modello che ho citato prima costa meno di 20 euro ed è molto semplice da utilizzare, per lo meno nelle sue funzioni base. E’ infatti possibile imparare ad usarla in poco tempo, tanto che molti studenti utilizzano la calcolatrice solo durante l’ultimo anno. Imparare a sfruttarne tutte le potenzialità è più complesso, ma per coloro che ci sono riusciti questo tipo di calcolatrici rappresenta un enorme aiuto durante l’esame di stato.</p>
<p>Per la prova del 2017 la normativa però è cambiata (O.M. n. 257 Art. 18 comma 8):</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #ff0000;"><em>Ai  fini  dello  svolgimento  della  seconda  prova  scritta  nei  licei  scientifici  è  consentito l’uso di calcolatrici  scientifiche  e/o  grafiche,  purché  non  siano  dotate  di  capacità  di calcolo simbolico (CAS – Computer Algebra System). È inoltre vietato l’uso di calcolatrici provviste di qualsiasi tipo di connessione in modalità wireless, o che richiedano la connessione alla rete elettrica</em></span></p>
<p style="text-align: left;">Ma che cos’è in concreto questo CAS?<br />
Vediamolo con un esempio. Vogliamo risolvere questa equazione:</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;">3x + 5 = x &#8211; 3</span></p>
<p> Se la risolviamo con una calcolatrice non CAS, otteniamo solo il risultato finale (tramite un processo che si chiama calcolo numerico) e la calcolatrice ci mostrerà quanto segue:</p>
<p style="text-align: center;">x = &#8211; 4</p>
<p>Se invece la risolviamo con una calcolatrice CAS, otteniamo tutti i passaggi per giungere al risultato finale (tramite un processo che si chiama calcolo algebrico) e la calcolatrice ci mostrerà quanto segue:</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;">3x + 5 = x &#8211; 3</span><br />
3x &#8211; x = &#8211; 5 &#8211; 3<br />
2x = &#8211; 8<br />
<span style="color: #ff0000;">x = &#8211; 4</span></p>
<p>Durante l’esame, per ovvi motivi, non è consentito utilizzare una calcolatrice che risolve gli esercizi al posto del candidato, quindi bisogna fare attenzione a non comprare una calcolatrice capace di eseguire calcoli algebrici…</p>
<p>A questo punto vediamo quali sono i vantaggi e gli svantaggi della calcolatrice grafica non CAS e se vale davvero la pena  comprarla.</p>
<ul>
<li>Esistono calcolatrici grafiche che costano 40 euro, ma hanno pochissime funzioni e hanno il display in bianco e nero. Una calcolatrice grafica a colori, dotata di funzioni di calcolo numerico e capace da sostituire completamente una buona calcolatrice scientifica costa dai 130 ai 170 euro.</li>
</ul>
<ul>
<li>La calcolatrice grafica è utile, ma non indispensabile per l’esame. Un’ottima calcolatrice scientifica, se sfruttata al meglio, è più che sufficiente.</li>
</ul>
<ul>
<li>Imparare ad utilizzare una calcolatrice grafica non è semplice. Gli studenti che sanno utilizzare pienamente una calcolatrice scientifica possono imparare in poco tempo, ma chi ha sempre utilizzato la calcolatrice solo per fare i conti avrà bisogno di almeno un anno per imparare ad utilizzarla.</li>
</ul>
<ul>
<li>Queste calcolatrici possono essere utilizzate nelle facoltà universitarie tecnologiche. Quindi vale sicuramente la pena procurarsene una e imparare ad usarla se si ha intenzione di iscriversi alla facoltà di ingegneria dopo il diploma.</li>
</ul>
<p>Fatte queste considerazioni, se avete deciso di comprare una calcolatrice grafica, il consiglio è di farlo subito per avere il tempo di imparare ad utilizzarla. Leggete il manuale e in caso di dubbio rivolgetevi ad un insegnante.<br />
Per quanto riguarda quali modelli comprare, ce ne sono due decisamente validi:</p>
<p>La calcolatrice Casio FX – CG50: <a href="https://www.casio-europe.com/it/prodotti/calcolatrici-per-la-scuola-e-grafiche/calcolatrici-grafiche/fx-cg50/">https://www.casio-europe.com/it/prodotti/calcolatrici-per</a><a href="https://www.casio-europe.com/it/prodotti/calcolatrici-per-la-scuola-e-grafiche/calcolatrici-grafiche/fx-cg50/">-la-scuola-</a><a href="https://www.casio-europe.com/it/prodotti/calcolatrici-per-la-scuola-e-grafiche/calcolatrici-grafiche/fx-cg50/">e-grafiche/calcolatrici-grafiche/fx-cg50/</a></p>
<p><a href="https://i0.wp.com/www.teclaspelgatti.net/wp-content/uploads/2017/08/fxcg50.jpg"><img class="  wp-image-203 aligncenter" src="https://i0.wp.com/www.teclaspelgatti.net/wp-content/uploads/2017/08/fxcg50.jpg?resize=130%2C130" alt="fxcg50" data-recalc-dims="1" /></a>La calcolatrice Texas Instruments TI 84-PLUS CE T: <a href="https://education.ti.com/it/products/calculators/graphing-calculators/ti-84-plus-ce-t">https://education.ti.com/it/products/calculators/graphing-calculators/ti-84-plus-ce-t</a></p>
<p><a href="https://i0.wp.com/www.teclaspelgatti.net/wp-content/uploads/2017/08/35.jpg"><img class="  wp-image-204 aligncenter" src="https://i0.wp.com/www.teclaspelgatti.net/wp-content/uploads/2017/08/35.jpg?resize=66%2C141" alt="_35" data-recalc-dims="1" /></a>Questi modelli, consentiti all&#8217;esame di stato, costano circa 130 euro e sono tra i migliori della loro categoria.</p>
<p>Della calcolatrice Texas Instruments esiste anche una versione SILVER EDITION che ha in più delle app di materie scientifiche (ad esempio chimica, fisica, scienze). Naturalmente per questo modello il prezzo aumenta e si aggira attorno ai 160 euro.</p>
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		<title>IL DISTURBO DELL&#8217;ATTENZIONE E IL GIOCO DELLE &#8220;CARTE STOP&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2016 19:39:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[tecla]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Molti bambini e adolescenti lottano tutti i giorni contro un problema, chiamato genericamente “disturbo dell’attenzione”. Come dice la parola stessa, questo problema ha come manifestazione primaria un’estrema difficoltà nel mantenere la concentrazione. Nei bambini spesso il disturbo dell’attenzione è accompagnato da iperattività: il bambino fa fatica a stare seduto, parla in continuazione, è distratto e non finisce ciò che inizia. Le cause dei disturbi di attenzione sono diverse, ma gli esiti spesso sono simili: scarso rendimento scolastico, difficoltà di socializzazione con i compagni, bassa autostima dovuta spesso ai continui rimproveri degli insegnanti e dei genitori. Chiunque abbia fatto fare i … <a class="continue-reading-link" href="https://www.teclaspelgatti.net/2016/09/19/il-disturbo-dellattenzione-e-il-gioco-delle-carte-stop/"> Continue reading <span class="meta-nav">&#8594; </span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Molti bambini e adolescenti lottano tutti i giorni contro un problema, chiamato genericamente “disturbo dell’attenzione”. Come dice la parola stessa, questo problema ha come manifestazione primaria un’estrema difficoltà nel mantenere la concentrazione. Nei bambini spesso il disturbo dell’attenzione è accompagnato da iperattività: il bambino fa fatica a stare seduto, parla in continuazione, è distratto e non finisce ciò che inizia. Le cause dei disturbi di attenzione sono diverse, ma gli esiti spesso sono simili: scarso rendimento scolastico, difficoltà di socializzazione con i compagni, bassa autostima dovuta spesso ai continui rimproveri degli insegnanti e dei genitori.</p>
<p>Chiunque abbia fatto fare i compiti, anche solo una volta nella vita, ad un bambino con un disturbo di attenzione sa bene quanto sia snervante e quanta pazienza ci voglia per non arrabbiarsi. Un esercizio che richiede 10 minuti viene svolto in un’ora e mezza perché il bambino si distrae per ogni cosa, all’improvviso si mette a raccontare un fatto che gli è capitato a scuola, fa domande su argomenti che non c’entrano nulla con l’esercizio, di punto in bianco si alza e prende un gioco.</p>
<p>A discolpa del bambino, bisogna dire che non lo fa apposta e molto spesso non se ne rende nemmeno conto.</p>
<p>A discolpa degli adulti, che decidono di usare la forza per fargli finire i compiti, bisogna dire che anche un santo perderebbe la pazienza dopo un’ora con un bambino iperattivo.</p>
<p>Cosa fare allora?</p>
<p>Oggi vi propongo un gioco che aiuta il bambino a prendere coscienza del suo problema e a sviluppare delle strategie personali per contrastarlo. Si chiama “gioco delle Carte Stop”.</p>
<p>Una Carta Stop è fatta più o meno così:</p>
<p><a href="https://i2.wp.com/www.teclaspelgatti.net/wp-content/uploads/2016/09/carta-stop.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-195" src="https://i2.wp.com/www.teclaspelgatti.net/wp-content/uploads/2016/09/carta-stop.jpg?resize=300%2C268" alt="carta stop" data-recalc-dims="1" /></a></p>
<p>Potete costruire le vostre, a mano o al computer. Oppure potete copiare queste, stamparle e plastificarle.</p>
<p>Il loro utilizzo è semplice. Per prima cosa armatevi di pazienza (ne serve sempre tanta). Poi consegnate al bambino 5 Carte Stop e spiegategli che può giocarle in qualsiasi momento mentre fate i compiti. Se il bambino gioca una Carta Stop ha diritto ad interrompere quello che sta facendo senza dare spiegazioni. In quel caso voi lo ascolterete se vuole parlare e lo lascerete alzare se ne ha bisogno. L’interruzione dura 5 minuti e poi bisogna riprendere i compiti.<br />
Alla fine dei compiti, se al bambino sono avanzate delle Carte Stop, può convertirle in 5 minuti di gioco. Giocate insieme a lui o dategli qualcosa che gli concedete di rado. Il gioco alla fine dei compiti deve essere un premio ambito…</p>
<p>All’inizio il bambino non sarà consapevole della sua distrazione e non giocherà la Carta Stop: sarete voi a fargli notare (con la massima comprensione e senza sgridarlo) che si è distratto e che, se vuole interrompere, deve giocare una Carta Stop, altrimenti per regolamento bisogna continuare a fare i compiti.</p>
<p>Questo gioco ha tre scopi: il più immediato è quello di finire i compiti in un tempo ragionevole senza usare la violenza e senza traumatizzare il bambino; il secondo è quello di fargli acquisire consapevolezza del problema senza farlo sentire in colpa. Il terzo, e forse il più importante, è quello di far sviluppare al bambino delle strategie per resistere alla tentazione di interrompere e per portare a termine i propri compiti: sarà lui a scegliere di volta in volta, se cedere ai propri impulsi e soddisfare il desiderio del momento, o fare un sacrificio e avere il premio finale. L’importante è che la scelta sia sua. Una volta stabilite le regole del gioco (che devono essere ben chiare al bambino) non dovrete in alcun modo influenzarlo. Se vuole giocare tutte le carte subito, una dietro l’altra, lasciateglielo fare: quando le avrà finite, ad ogni interruzione fategli notare che non ha più carte e che la prossima volta conviene che le utilizzi con maggiore attenzione. Magari la prima volta, se il bambino è molto piccolo, potete dargli una carta extra se le ha finite subito, ma solo la prima volta. Spiegategli che si tratta dell’eccezione che conferma la regola. Piano piano imparerà a gestire meglio le carte e metterà in atto delle strategie per resistere alla tentazione di giocarle tutte.</p>
<p>Non aspettatevi miracoli: i disturbi dell’attenzione, soprattutto quando hanno una causa neurologica, non si risolvono facilmente e richiedono l’intervento di medici specializzati. Tuttavia questo gioco potrebbe essere un valido aiuto per tutti quei genitori disperati che ogni giorno mettono a dura prova i propri nervi per far studiare i figli.</p>
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		<title>LA SCUOLA E I LIBRI DEL FARE SENZA SAPERE</title>
		<link>https://www.teclaspelgatti.net/2016/04/30/la-scuola-e-i-libri-del-fare-senza-sapere/</link>
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		<pubDate>Sat, 30 Apr 2016 12:23:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[tecla]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Da anni ormai sento colleghi e studenti lamentarsi dei propri libri di testo. Sembra che più passa il tempo e più i testi diventino meno chiari per gli studenti e più superficiali per i docenti. Si tratta solo della solita laudatio temporis acti? Non credo proprio. Quando la lamentela arriva trasversalmente da studenti e professori qualcosa di vero ci deve pur essere. Osservando i vecchi testi si notano subito alcune differenze con quelli attuali: Erano libri con molto più testo e molte meno immagini; Erano libri che trattavano meno argomenti, ma in modo molto più approfondito; Erano libri molto più … <a class="continue-reading-link" href="https://www.teclaspelgatti.net/2016/04/30/la-scuola-e-i-libri-del-fare-senza-sapere/"> Continue reading <span class="meta-nav">&#8594; </span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Da anni ormai sento colleghi e studenti lamentarsi dei propri libri di testo. Sembra che più passa il tempo e più i testi diventino meno chiari per gli studenti e più superficiali per i docenti. Si tratta solo della solita laudatio temporis acti? Non credo proprio. Quando la lamentela arriva trasversalmente da studenti e professori qualcosa di vero ci deve pur essere.</p>
<p>Osservando i vecchi testi si notano subito alcune differenze con quelli attuali:</p>
<ul>
<li>Erano libri con molto più testo e molte meno immagini;</li>
<li>Erano libri che trattavano meno argomenti, ma in modo molto più approfondito;</li>
<li>Erano libri molto più teorici e meno pratici di quelli di adesso.</li>
</ul>
<p>La prima di queste osservazioni non è affatto negativa: l’immagine è molto importante e lo diventa sempre di più. In fondo siamo nell’era delle icone, della pubblicità e delle spiegazioni in 5 minuti. Gli studenti di oggi sono a tutti gli effetti i barbari di Baricco e sono in grado di “intuire” in 5 minuti ciò che 50 anni fa si comprendeva in ore e ore di studio. E questa cosa non è necessariamente un male. Pensate a quanto tempo serve per studiare bene la seconda guerra mondiale da un libro di testo delle scuole superiori: almeno una settimana di lettura, riassunti e schemi. Se invece del libro di testo si prende una serie di documentari fatti bene e li si guarda schematizzando gli eventi principali con una linea temporale, sono sufficienti due pomeriggi… E la preparazione non è certo inferiore.</p>
<p>Sul secondo punto c’è invece da discutere. Se da un lato sapere più cose ad un livello meno approfondito, per lo meno nell’ambito della scuola dell’obbligo, è utile per il tipo di società in cui viviamo, dall’altro comporta un ritardo nell’acquisizione delle capacità analitiche. Un tempo infatti uno studente in possesso di diploma aveva sviluppato capacità di ragionamento e di sintesi che oggi si acquisiscono solo in ambito universitario.  Se questo sia un bene o un male solo i posteri potranno dirlo.</p>
<p>Il terzo punto è quello critico. Molto critico. La scuola italiana per anni ha fornito al mondo ottimi ricercatori, ingegneri, medici e avvocati. Per anni la scuola italiana è stata un vanto per il nostro paese e tutto il mondo ha ammirato la preparazione dei nostri studenti. Quando sono stata a scuola negli Stati Uniti, nel 1999, all’inizio dell’ultimo anno delle scuole superiori, ho visto l’abisso che ci separava. A 17 anni nel corso di fisica gli studenti americani imparavano a fare le equivalenze tra unità di misura, cosa che io avevo imparato nelle scuole elementari.</p>
<p>Ma le cose stanno cambiando. Al giorno d’oggi ai miei studenti devo insegnare le equivalenze in terza superiore, prima di poter spiegare meccanica ed elettrotecnica.</p>
<p>Perché cose che prima si davano per scontate già nelle scuole medie, ora devono essere spiegate in terza superiore?</p>
<p>La scuola italiana ha voluto adeguarsi al resto del mondo: “meno teoria e più pratica!” è la parola d’ordine. Io sono una grande sostenitrice della necessità di partire dalla pratica per arrivare poi alla teoria. Ma sono anche una grande sostenitrice della necessità della teoria. Arrivare alla teoria non è un optional… E la teoria deve essere completa e sufficientemente approfondita.<br />
La pratica, senza la teoria, non è altro che meccanica ripetizione di una procedura che rende gli studenti dei bravi, obbedienti esecutori, incapaci di pensiero critico e per questo facilmente manipolabili.</p>
<p>Prechè sta succedendo tutto questo?</p>
<p>Nel 2011 sul web comparve una frase molto interessante, attribuita dai più a Calvino: “Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano, o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere.”</p>
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		<title>QUELLI CHE CREDONO CHE LA DISLESSIA NON ESISTA&#8230;</title>
		<link>https://www.teclaspelgatti.net/2016/03/05/quelli-che-credono-che-la-dislessia-non-esista/</link>
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		<pubDate>Sat, 05 Mar 2016 09:36:55 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[dislessia]]></category>

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		<description><![CDATA[Un paio di settimane fa uno studente dislessico a cui faccio ripetizioni di matematica e fisica mi ha raccontato che la sua professoressa di psicologia ha affermato, di fronte a tutta la classe, che la dislessia non esiste e che chi dice di essere dislessico in realtà è solo svogliato. Voglio andare oltre l’indignazione del momento, determinata in primis dal fatto di essere io stessa dislessica e discalculica, in seconda battuta dall’assurdità di una simile affermazione (l’equazione dislessico=svogliato non ha alcun fondamento logico poichè i dislessici non sono tutti uguali: esistono dislessici svogliati e dislessici diligenti) e infine dall’inopportunità di … <a class="continue-reading-link" href="https://www.teclaspelgatti.net/2016/03/05/quelli-che-credono-che-la-dislessia-non-esista/"> Continue reading <span class="meta-nav">&#8594; </span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un paio di settimane fa uno studente dislessico a cui faccio ripetizioni di matematica e fisica mi ha raccontato che la sua professoressa di psicologia ha affermato, di fronte a tutta la classe, che la dislessia non esiste e che chi dice di essere dislessico in realtà è solo svogliato.<br />
Voglio andare oltre l’indignazione del momento, determinata in primis dal fatto di essere io stessa dislessica e discalculica, in seconda battuta dall’assurdità di una simile affermazione (l’equazione dislessico=svogliato non ha alcun fondamento logico poichè i dislessici non sono tutti uguali: esistono dislessici svogliati e dislessici diligenti) e infine dall’inopportunità di una simile dichiarazione da parte di una psicologa. Ovviamente anche un’insegnante ingegnere ha il dovere di prestare attenzione alle sue affermazioni, soprattutto quando ha a che fare con bambini e ragazzi, ma se posso andare oltre la mancanza di tatto in chi ha una formazione logico-astratta, questo mi sconcerta in una persona che ha una formazione umanistica.<br />
La prova che l’affermazione di questa professoressa è falsa è presto fornita: io sono dislessica. Ho grosse difficoltà nel leggere parole nuove (leggo con il metodo globale, il che presuppone di aver già decodificato e aver imparato a memoria la parola) e nel fare i calcoli a mente. Eppure ho una laurea in ingegneria e studio filosofia per passione personale. Basta questo a dimostrare che la dislessia esiste e che non tutti i dislessici sono svogliati.<br />
Tuttavia vorrei analizzare l’affermazione di questa professoressa, dandole credito per cercare di capire che cosa l’ha portata a formulare un simile giudizio. Questo aiuterà me, e spero anche voi, a comprendere da dove nasce questo errore.<br />
Non discuto sul fatto che molti dislessici siano svogliati. E’ innegabile. Io stessa ne ho incontrati molti nelle mie classi. Ma questo è sufficiente per affermare che la dislessia non esiste? A tal proposito vorrei fare alcune considerazioni:<br />
1) La stragrande maggioranza degli studenti è svogliata e il numero degli studenti svogliati è in aumento. Tutto ciò, a mio avviso, ha un motivo storico-sociale: un tempo la scuola media e superiore era riservata a poche persone e chi la frequentava si riteneva un privilegiato; al giorno d’oggi tutti, volenti o nolenti, vanno a scuola e quindi un aumento degli studenti svogliati è fisiologico. Inoltre la scuola fatica a stare al passo coi tempi e propone metodi di apprendimento obsoleti che fanno letteralmente “passare la voglia” agli studenti di oggi, anche a quelli ben intenzionati. Ma questo vale per tutti, non solo per gli studenti dislessici.<br />
2) Gli studenti dislessici hanno, in percentuale, meno voglia di studiare degli altri. Ma questo non significa che la dislessia non esista. Proviamo a fare un esperimento mentale: immaginate di essere un bambino che fatica a leggere, a scrivere e a fare i conti, un bambino che non è in grado di fare un dettato, di tenere il segno, di leggere a voce alta. Immaginate che gli adulti vi dicano che per i prossimi 5-6 anni (ricordate che siete bambini di 6 anni e che per voi 5-6 anni sono un’intera vita) dovrete fare più fatica degli altri e otterrete risultati più bassi. Non vi passerebbe la voglia di studiare? Pensate a quanta autostima, a quanta fiducia nel futuro e nelle vostre possibilità dovreste avere per non cedere allo sconforto, per non scoraggiarvi. E ricordate che siete solo bambini di 6 anni e che non avete un’autostima: l’immagine che avete di voi corrisponde all’immagine che gli adulti hanno di voi. Magari, se molti dislessici hanno meno voglia di studiare degli altri, è proprio perché sono dislessici…<br />
3) Molti genitori, quando scoprono che il figlio è dislessico, ne fanno una tragedia. Solo qualche giorno fa un mio studente mi raccontava che quando sua sorella è stata diagnosticata dislessica, sua madre si è messa a piangere come se avesse un cancro. E anche molti insegnanti ritengono che la dislessia sia una grave sciagura, che impedisca al bambino di imparare come gli altri. Ho sentito raccontare molte storie di dislessici trattati come se fossero disabili mentali, a cui le maestre dicevano di non fare nulla, di non preoccuparsi, di disegnare qualcosa mentre gli altri facevano i calcoli o leggevano. I bambini non sanno valutarsi da soli: hanno bisogno che un adulto dica loro cosa possono o non possono fare, se sono ben preparati o meno, se si sono comportati bene o male. Se gli adulti trattano i bambini dislessici come se fossero scemi, questi finiranno per credere di esserlo e una volta cresciuti faranno esattamente quello che è stato insegnato loro: si gireranno i pollici mentre gli altri lavorano. Ma nuovamente, questo non implica che la dislessia non esista, ma solo che il modo in cui molti adulti trattano i dislessici li fa crescere svogliati.</p>
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		<title>DISPENSARE DALLA LETTURA?</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2016 06:24:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Secondo la legge 170 del 2010 gli studenti dislessici hanno diritto a due tipi di aiuti: quelli compensativi e quelli dispensativi. Gli aiuti compensativi, come dice la parola stessa, hanno la funzione di compensare una particolare difficoltà in modo da mettere l’allievo dislessico in condizione di raggiungere gli stessi obiettivi degli altri. Un esempio di aiuto compensativo è la calcolatrice: con questo strumento i discalculici possono svolgere le stesse prove degli altri, compensando la loro difficoltà nell’esecuzione dei calcoli. Anche il computer è uno strumento compensativo: quando si scrivere un tema al computer la traccia non viene modificata, ma chi … <a class="continue-reading-link" href="https://www.teclaspelgatti.net/2016/01/29/dispensare-dalla-lettura/"> Continue reading <span class="meta-nav">&#8594; </span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo la legge 170 del 2010 gli studenti dislessici hanno diritto a due tipi di aiuti: quelli compensativi e quelli dispensativi.<br />
Gli aiuti compensativi, come dice la parola stessa, hanno la funzione di compensare una particolare difficoltà in modo da mettere l’allievo dislessico in condizione di raggiungere gli stessi obiettivi degli altri. Un esempio di aiuto compensativo è la calcolatrice: con questo strumento i discalculici possono svolgere le stesse prove degli altri, compensando la loro difficoltà nell’esecuzione dei calcoli. Anche il computer è uno strumento compensativo: quando si scrivere un tema al computer la traccia non viene modificata, ma chi è disgrafico può concentrarsi sullo svolgimento, anziché sulla scrittura manuale.<br />
Quando si parla di aiuto dispensativo, s’intende invece che lo studente può non svolgere determinati compiti, ad esempio leggere ad alta voce.<br />
E’ su questo secondo tipo di aiuto che oggi vorrei riflettere, a partire da una considerazione: in passato, quando non si sapeva cosa fosse la dislessia, i bambini dislessici erano costretti a leggere come tutti gli altri. Alcuni di questi bambini, considerati stupidi e maltrattati a causa delle loro difficoltà, hanno finito per odiare la scuola e l’apprendimento; altri, spronati da genitori e maestri pazienti, hanno compensato le proprie difficoltà.<br />
Per un dislessico leggere è faticoso. E’ molto faticoso. Ma se un bambino non legge perché è lento, si stanca e commette errori, continuerà ad essere lento, a stancarsi e a commettere errori.<br />
Non sarebbe meglio far leggere soprattutto i dislessici? Non sarebbe meglio dare loro il tempo di decodificare con calma, non suggerire le parole quando fanno fatica, attendere i loro tempi? Non sarebbe meglio insegnare ai bambini a rispettare la diversità, invece di impedire ai dislessici di leggere ad alta voce per paura che gli altri ridano di loro?<br />
Può sembrare banale, ma per imparare a nuotare bisogna entrare in acqua e nuotare&#8230; senza fare a gara per arrivare primi in fondo alla vasca.</p>
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		<title>APPRENDERE LENTAMENTE&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2015 12:33:19 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli ultimi anni si parla molto di dislessia e in generale di disturbi specifici dell’apprendimento. Questi però non sono gli unici disturbi con cui genitori e insegnanti si trovano ad avere a che fare. Un problema meno conosciuto, ma altrettanto difficile da affrontare, è il funzionamento intellettivo limite, indicato, utilizzando le sigle che tanto piacciono ai nostri giorni, con l’acronimo FIL. Si tratta di una condizione in cui si trova almeno il 3% dei bambini italiani, ma i dati sono scarsi ed è difficile indicare cifre attendibili. Il funzionamento intellettivo limite consiste in una difficoltà generalizzata di apprendimento. Proprio l’aggettivo … <a class="continue-reading-link" href="https://www.teclaspelgatti.net/2015/12/28/apprendere-lentamente/"> Continue reading <span class="meta-nav">&#8594; </span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni si parla molto di dislessia e in generale di disturbi specifici dell’apprendimento. Questi però non sono gli unici disturbi con cui genitori e insegnanti si trovano ad avere a che fare. Un problema meno conosciuto, ma altrettanto difficile da affrontare, è il funzionamento intellettivo limite, indicato, utilizzando le sigle che tanto piacciono ai nostri giorni, con l’acronimo FIL.</p>
<p>Si tratta di una condizione in cui si trova almeno il 3% dei bambini italiani, ma i dati sono scarsi ed è difficile indicare cifre attendibili.<br />
Il funzionamento intellettivo limite consiste in una difficoltà generalizzata di apprendimento. Proprio l’aggettivo “generalizzata” distingue il FIL dal DSA che invece consiste in una difficoltà “specifica”, ad esempio nella lettura o nel calcolo. Detto in parole più semplici, il bambino con DSA ha difficoltà a leggere, scrivere e far di conto, ma ha una capacità di comprensione dei concetti nella norma e l’abilità di trovare strategie risolutive. Invece i bambini con FIL sono più lenti nell’apprendimento e faticano a trovare strategie risolutive, ma possono imparare a leggere, scrivere e far di conto esattamente come gli altri. Negli Stati Uniti vengono chiamati “slow learners”, che tradotto letteralmente significa “coloro che imparano lentamente”. E’ un modo meno tecnico di indicare questa condizione, fa capire bene il quadro in cui questi bambini si trovano a vivere e mi piace più della sigla FIL, che, come tutte le sigle, rischia di far dimenticare che dietro a questo acronimo c’è una persona.</p>
<p>Da un punto di vista diagnostico, gli slow learners sono bambini con un QI compreso tra 71 e 84. Al di sotto di 71 si parla di disabilità intellettiva perché un bambino che si trova in questa condizione difficilmente potrà acquisire le competenze di base richieste dalla scuola, nemmeno se adeguatamente aiutato. Un QI compreso tra 71 e 84 è anche chiamato borderline, un termine che nella medicina indica una condizione limite, a cavallo tra la normalità e la patologia, e che in questo caso sta a significare quella terra di confine tra capacità intellettive nella norma e capacità intellettive che non consentono un normale inserimento nella società e che pertanto costituiscono una disabilità.<br />
<a href="https://i2.wp.com/www.teclaspelgatti.net/wp-content/uploads/2015/12/QI.jpg"><img class="  wp-image-177 alignleft" src="https://i2.wp.com/www.teclaspelgatti.net/wp-content/uploads/2015/12/QI.jpg?resize=325%2C214" alt="QI" data-recalc-dims="1" /></a>Circa il 13% della popolazione ha un QI compreso in questa fascia, ma questo non basta a diagnosticare un funzionamento intellettivo limite. Molti bambini hanno infatti intelligenze molto diverse nei vari settori. Ci sono ad esempio ragazzi che sono molto carenti nell’area linguistica (hanno QI verbali molto bassi), ma sono molto intelligenti nell’area astratta e figurativa (hanno QI non verbali elevati). Il QI finale nei test non è ottenuto facendo una semplice media tra i due: un QI molto basso in uno dei due settori abbasserà notevolmente il QI totale, molto più di quanto non farebbe una semplice media aritmetica; viceversa, un QI notevolmente alto in un&#8217;area (al di sopra del 130) alza moltissimo il punteggio totale. Questo calcolo è stato scelto per tenere conto del fatto che le aree cognitive non sono separate, ma si influenzano a vicenda. Di solito chi ha un QI molto basso in uno dei due settori verrà penalizzato anche nell’altro, ma questo non è un destino ineluttabile. Alcuni bambini imparano a compensare le difficoltà in un’area cognitiva utilizzando l’altra area e in questi casi il punteggio totale che risulta dal calcolo è decisamente inferiore a quelle che sono le reali prestazioni del bambino. Inoltre le prestazioni scolastiche sono in gran parte influenzate dalla capacità di attenzione e dall’autostima. Una bambino con un QI basso, ma capace di sfruttare al massimo le sue potenzialità, avrà risultati di gran lunga superiori ad un bambino con un QI alto ma con disturbi dell’attenzione o con un problema di ansia o di autostima.<br />
Ciò significa, ad esempio, che un ragazzo con QI totale di 83 potrebbe avere prestazioni scolastiche paragonabili a quelle di un ragazzo con un QI totale di 95.</p>
<p>Uno slow learner ha grosse difficoltà nella scuola elementare e media, ma può acquisire tutte le competenze richieste. Deve certamente essere seguito e aiutato più degli altri bambini, ma se trova insegnanti comprensivi e genitori che lo sostengono, anche facendolo affiancare da un tutor pomeridiano, può ottenere risultati sufficienti.<br />
Per quanto riguarda la scuola superiore, gli slow learners dovrebbero scegliere percorsi di studio che prevedano materie pratiche. Questi ragazzi infatti, una volta che hanno appreso una procedura, hanno una buona capacità di eseguirla, anche quando si tratta di istruzioni complesse. Di contro, hanno enormi difficoltà nel ragionamento logico-astratto per cui troveranno quasi impossibile apprendere quelle materie che richiedono di ragionare volta per volta.<br />
Negli ultimi anni ho avuto a che fare con alcuni slow learners e ho potuto constatare la loro onestà, il loro senso del dovere, il loro impegno, e la loro determinazione. Se non vengono forzati a studiare discipline che per loro sono proibitive, possono ottenere ottimi risultati in molti settori.<br />
Di fronte ad un bambino o ad un ragazzo che presenta questo tipo di difficoltà bisogna essere molto sinceri, innanzi tutto con se stessi: fingere che siano dislessici, come si fa spesso, illudersi che le loro difficoltà siano solo temporanee o, peggio ancora, obbligarli a frequentare scuole che richiedono capacità intellettive logico-astratte non li aiuterà.<br />
Al contrario, per loro sarà un danno perché non potranno avere il tipo di aiuto necessario e vivranno una frustrazione dietro l’altra in un settore che non fa per loro, mentre potrebbero avere successo in un altro settore che per loro è molto più congeniale.</p>
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		<title>DISLESSIA, DISGRAFIA, DISCALCULIA, DISORTOGRAFIA… DISINFORMAZIONE</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2015 17:38:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[“La prof. di arte mi ha dato un libro per dislessici.” “Ah, bene! E’ stata gentile…” “Si, ma io non lo voglio usare. Studio su quello normale.” “E perché non vuoi usarlo?” “Perché sono dislessica, non cieca. E nemmeno stupida.” Questa conversazione, avvenuta tra me e una mia allieva dislessica che frequenta le scuole medie, è stata seguita dall’apertura da parte mia di un libro di testo di arte, prestato da una gentile e premurosa insegnante che, sapendo di avere in classe un’allieva dislessica, ha cercato di aiutarla dandole un libro studiato appositamente per dislessici da una delle più famose … <a class="continue-reading-link" href="https://www.teclaspelgatti.net/2015/10/07/dislessia-disgrafia-discalculia-disortografia-disinformazione/"> Continue reading <span class="meta-nav">&#8594; </span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="color: #ff0000;">“La prof. di arte mi ha dato un libro per dislessici.”</span></em><br />
<em><span style="color: #3366ff;">“Ah, bene! E’ stata gentile…”</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0000;">“Si, ma io non lo voglio usare. Studio su quello normale.”</span></em><br />
<em><span style="color: #3366ff;">“E perché non vuoi usarlo?”</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0000;">“Perché sono dislessica, non cieca. E nemmeno stupida.”</span></em></p>
<p>Questa conversazione, avvenuta tra me e una mia allieva dislessica che frequenta le scuole medie, è stata seguita dall’apertura da parte mia di un libro di testo di arte, prestato da una gentile e premurosa insegnante che, sapendo di avere in classe un’allieva dislessica, ha cercato di aiutarla dandole un libro studiato appositamente per dislessici da una delle più famose case editrici.<br />
Il libro in questione era scritto in carattere 18, aveva le immagini più distanziate di quelle di un normale libro di testo e aveva dei paragrafi in meno. Mi sono immaginata cosa doveva aver pensato l’autore mentre preparava il libro: di certo che i dislessici ci vedono poco… come gli anziani. Poi deve aver pensato che mettere tante immagini in una pagina può confonderli, anche se i ragazzini DSA trovano le icone delle app sul cellulare prima di noi adulti. E infine che i dislessici devono essere un po’ stupidi e che quindi è opportuno togliere dei paragrafi, così devono studiare meno.<br />
Questo episodio è stato per me uno spunto di riflessione sulla disinformazione che circonda i disturbi specifici di apprendimento e si è connesso al ricordo di una frase infelice pronunciata da un’ex collega: “DSA per che cosa sta? Deficiente Senza Appello?”<br />
Se analizziamo l’acronimo DSA (Disturbo Specifico di Apprendimento) possiamo notare che questa sigla contiene preziose informazioni. La parola più importante, a mio avviso, è l’aggettivo SPECIFICO.<br />
Il Sabatini-Coletti, versione online, riporta:</p>
<p style="padding-left: 60px;"><em>SPECIFICO</em><br />
<em>agg.</em><br />
<em>1 biol. Peculiare di tutti gli esseri vegetali e animali appartenenti alla stessa specie: carattere s.</em><br />
<em>2 estens. Determinato, particolare: nel caso s.; preciso, circostanziato: accusa s.</em><br />
<em>3 fis. Con riferimento a due grandezze, che è proprio dell&#8217;una in relazione all&#8217;altra: peso s.</em></p>
<p>Quella che interessa a noi è la seconda definizione secondo la quale “specifico” è sinonimo di “determinato”, “circostanziato”. Questo significa che DSA fa riferimento ad un problema che è, appunto, circoscritto ad un preciso ambito e che non intacca minimamente la sfera intellettiva globale del soggetto. Tant’è vero che per poter avere una diagnosi legalmente valida di dislessia è necessario che il Quoziente Intellettivo, misurato a tutti coloro che si sottopongono ai test per la dislessia, non sia inferiore ad 85. Personalmente non amo i test per la misura dell’intelligenza: mi sembra che riducano la mente umana ad una macchina, di cui è possibile misurare le prestazioni. Ma al di là delle mie opinioni personali, resta il fatto che se il disturbo non è specifico, ma riguarda le capacità cognitive globali, non si può parlare di DSA. Dunque essere dislessici non significa essere stupidi.<br />
L’etimologia delle parole dislessia, discalculia, disortografia e disgrafia contiene inoltre preziose informazioni. DIS è un prefisso derivato dal greco e significa “cattivo”, “non buono”, ma non in senso morale (non ha nulla a che vedere con l’essere buoni o cattivi), bensì pratico. DIS-LESSICO è colui che legge male, DIS-CALCULICO è colui che calcola male e così via. Dunque le difficoltà visive non c’entrano nulla con la dislessia, così come non c’entrano nulla le difficoltà legate all’affollamento delle immagini o dei concetti nei libri di testo.<br />
Guarda caso, anche la parola “disinformazione” ha lo stesso prefisso…</p>
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		<title>MAPPE COLORATE PER TUTTI&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2015 12:24:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una delle più grandi risorse dei dislessici, insieme alla memoria, è l&#8217;uso del colore. La dislessia è causata da una difficoltà nel mettere in sequenza gli oggetti e gli avvenimenti nello spazio e nel tempo; la scrittura e la lettura richiedono proprio di mettere in ordine delle lettere e questo comporta una notevole difficoltà per i dislessici. Un aiuto per compensare questo problema viene dall’uso del colore e delle immagini. Le immagini hanno un triplice vantaggio: per prima cosa consentono di “vedere” il concetto tutto insieme anziché leggerlo una lettera per volta; inoltre vengono memorizzate più facilmente dal nostro cervello … <a class="continue-reading-link" href="https://www.teclaspelgatti.net/2015/09/04/mappe-colorate-per-tutti/"> Continue reading <span class="meta-nav">&#8594; </span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle più grandi risorse dei dislessici, insieme alla memoria, è l&#8217;uso del colore. La dislessia è causata da una difficoltà nel mettere in sequenza gli oggetti e gli avvenimenti nello spazio e nel tempo; la scrittura e la lettura richiedono proprio di mettere in ordine delle lettere e questo comporta una notevole difficoltà per i dislessici.<br />
Un aiuto per compensare questo problema viene dall’uso del colore e delle immagini. Le immagini hanno un triplice vantaggio: per prima cosa consentono di “vedere” il concetto tutto insieme anziché leggerlo una lettera per volta; inoltre vengono memorizzate più facilmente dal nostro cervello perché legano il concetto ad una forma oltre che ad un suono; infine possono essere usate anche dai bambini dislessici delle scuole elementari che spesso fanno fatica a scrivere.<br />
Ma le immagini e i colori non sono utili solo ai dislessici. Il colore è un potente strumento di classificazione: fin dalla scuola materna i bambini vengono divisi in squadre e classi che si distinguono l’una dall’altra grazie al colore. Perché non usarlo, per esempio, come rinforzo mnemonico nelle varie classificazioni di cui sono piene le nostre discipline?<br />
In effetti l’uso del colore e delle immagini si è imposto negli ultimi anni nella pubblicazione dei libri di testo. Di primo acchito si potrebbe pensare che questo proliferare di immagini e colori sia direttamente collegato alla riduzione dei programmi, alla loro semplificazione e in ultima analisi alla perdita di una parte del sapere.<br />
In realtà non c’è una relazione di causa-effetto tra l’aumento delle immagini e la riduzione dei programmi. Questi due eventi sono si concomitanti, ma non direttamente correlati. Per dimostrare questa affermazione basta osservare che, negli ultimi vent’anni, gli studenti che costituiscono l’eccellenza ottengono ottimi risultati, non di certo inferiori a quelli che ottenevano i loro colleghi 50 anni fa, facendo uso di mappe concettuali.<br />
Del resto una mappa o un disegno non possono sostituire il libro di testo o la spiegazione dell’insegnante. Sarebbe come pretendere che vedere un film tratto da un romanzo sia equivalente alla lettura del libro: si tratta di due forme artistiche diverse, ognuna con una sua dignità, ognuna con dei punti di forza e dei punti deboli. Allo stesso modo il libro di testo e le mappe non sono equivalenti. Il miglior risultato nello studio si ottiene dall’uso di entrambi questi strumenti.<br />
Tutti gli studenti, non solo i dislessici, dovrebbero utilizzare mappe concettuali colorate per studiare e, perché no, anche nei compiti in classe qualora le mappe siano prodotte da ogni insegnante secondo criteri di buon senso. Di certo questo porterebbe ad una didattica davvero inclusiva e consentirebbe agli studenti di concentrarsi sulla produzione di idee e sul problem solving anziché sul ricordare a memoria formule e date.</p>
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		<title>L&#8217;IMPORTANZA DELL&#8217;AUTOSTIMA</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Aug 2015 09:46:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La diagnosi di dislessia arriva spesso dopo una lunga serie di difficoltà scolastiche ed è il preludio di un cammino lungo e difficile, il cui esito non è affatto scontato. Molti bambini dislessici, sostenuti dalla famiglia e dalla scuola, fanno del loro meglio, studiano, superano le loro difficoltà e una volta diventati adulti si laureano senza alcun problema. Ma è inutile nascondere la testa sotto la sabbia e far finta che sia così per tutti: altri dislessici vengono abbandonati a se stessi, promossi nella scuola dell’obbligo in virtù del loro certificato nonostante non abbiano imparato nulla e infine bocciati all’università … <a class="continue-reading-link" href="https://www.teclaspelgatti.net/2015/08/27/limportanza-dellautostima/"> Continue reading <span class="meta-nav">&#8594; </span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La diagnosi di dislessia arriva spesso dopo una lunga serie di difficoltà scolastiche ed è il preludio di un cammino lungo e difficile, il cui esito non è affatto scontato.<br />
Molti bambini dislessici, sostenuti dalla famiglia e dalla scuola, fanno del loro meglio, studiano, superano le loro difficoltà e una volta diventati adulti si laureano senza alcun problema.<br />
Ma è inutile nascondere la testa sotto la sabbia e far finta che sia così per tutti: altri dislessici vengono abbandonati a se stessi, promossi nella scuola dell’obbligo in virtù del loro certificato nonostante non abbiano imparato nulla e infine bocciati all’università dove la dislessia non è più un alibi per coprire l’ignoranza.<br />
Cosa fare allora, una volta ottenuta la diagnosi di dislessia, per far si che il proprio figlio non si perda lungo il cammino?<br />
Per rispondere a questa domanda bisogna per prima cosa analizzare i fattori che determinano il successo o il fallimento scolastico.<br />
La maggior parte delle persone è convinta che il successo sia determinato da due fattori: il talento e l’impegno. Questo è certamente vero. Ma stiamo trascurando un altro fattore, a mio avviso molto più determinante degli altri due: l’aspetto psicologico. Tutti noi abbiamo sperimentato personalmente la potenza di questo fattore: quando si è innamorati, angosciati, tristi o si stanno sperimentando forti emozioni studiare diventa difficile. Si fa fatica a concentrarsi, si legge una pagina e una volta arrivati in fondo ci si accorge di non aver capito nulla e si deve ricominciare da capo. Quando si vive uno stato di angoscia è difficile perfino ascoltare gli altri. E questo vale anche per i bambini.<br />
Ma la concentrazione non è l’unico aspetto che si modifica in base al benessere psicologico. Un fattore molto importante è la capacità di tollerare le frustrazioni che al dislessico di certo non mancheranno nei primi anni di scuola. Solo chi non si arrende di fronte al fallimento, chi ci riprova e insiste con costanza una volta dopo l’altra alla fine supera le proprie difficoltà. Ma per far questo bisogna aver fiducia nelle proprie capacità. Il bambino che di fronte al primo fallimento pensa “Ecco, lo sapevo. Non ce la farò mai. Non sono capace” non proverà una seconda volta e se lo farà sarà già convinto di fallire. Invece il bambino che di fronte al primo fallimento pensa “Prima o poi ci riesco. A noi due” alla fine avrà successo. Il successo è figlio dell’autostima.<br />
I bambini piccoli non hanno autostima: non sono in grado di valutare se stessi e quindi hanno bisogno che gli adulti di riferimento, genitori e insegnanti, riflettano come uno specchio le loro qualità positive in modo che essi le possano vedere, ma nello stesso tempo mostrino loro cosa deve essere modificato e cosa deve essere migliorato, senza farli sentire inadeguati.<br />
Un bambino dislessico sa di essere diverso dagli altri, sa di avere delle difficoltà, si sente inadeguato perché capisce di non essere in grado di fare quello che fanno gli altri, spesso crede di essere stupido. Per lui è quindi più difficile sviluppare una sana autostima, ma non è impossibile se le persone che gli stanno vicino lo sostengono.<br />
E’ molto importante dunque che i genitori, impegnati in prima linea in questa battaglia, agiscano nel modo migliore. Un aiuto in tal senso può venire dalla psicoterapia: un terapeuta competente può migliore le capacità educative dei genitori, tanto importanti per il futuro del proprio figlio. Solo un genitore con una sana autostima potrà cresce un figlio, dislessico o no, con una sana autostima.</p>
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		<title>PERCHE’ LA DISLESSIA SEMBRA ESSERE IN AUMENTO?</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Aug 2015 08:35:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fino a quindici anni fa in Italia quasi nessuno sapeva cosa fosse la dislessia. Eppure i dislessici esistevano, così come i discalculici, i disgrafici, i disortografici e tutte quelle altre parole che iniziano con dis. Sarebbe infatti irragionevole pensare che la dislessia sia comparsa dal nulla quindici anni fa solo perché ha cominciato ad essere diagnosticata. Quando si è cominciato a parlare di dislessia e ad effettuare le prime diagnosi, il problema è venuto alla luce. E’ quindi naturale che nei primi anni ci sia stato un aumento esponenziale dei casi di dislessia diagnosticata, che non ha nulla a che … <a class="continue-reading-link" href="https://www.teclaspelgatti.net/2015/08/18/perche-la-dislessia-sembra-essere-in-aumento/"> Continue reading <span class="meta-nav">&#8594; </span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Fino a quindici anni fa in Italia quasi nessuno sapeva cosa fosse la dislessia. Eppure i dislessici esistevano, così come i discalculici, i disgrafici, i disortografici e tutte quelle altre parole che iniziano con dis. Sarebbe infatti irragionevole pensare che la dislessia sia comparsa dal nulla quindici anni fa solo perché ha cominciato ad essere diagnosticata.<br />
Quando si è cominciato a parlare di dislessia e ad effettuare le prime diagnosi, il problema è venuto alla luce. E’ quindi naturale che nei primi anni ci sia stato un aumento esponenziale dei casi di dislessia diagnosticata, che non ha nulla a che fare con un aumento reale dei casi.<br />
Dal 2010 lo stato italiano, anche se in ritardo rispetto agli altri stati, ha riconosciuto il problema della dislessia e ha emanato delle leggi per la tutela dei bambini dislessici e per facilitare la loro individuazione nei primi anni delle scuole elementari. La conoscenza capillare del problema avrebbe dovuto arrestare l’aumento del numero di diagnosi da un anno all’altro, ma ciò non è avvenuto.<br />
La spiegazione allora si può forse cercare altrove.<br />
Per noi, adulti del XXI secolo, leggere è quasi scontato. Ma non è sempre stato così. In relazione alla storia dell’uomo, la scrittura a la lettura sono conquiste molto recenti e fino a duecento anni fa l’analfabetismo era così diffuso che non si poteva dare per scontato che una persona qualunque fermata per strada sapesse leggere.<br />
Negli ultimi duemila anni tuttavia, la scrittura e la lettura sono stati il principale mezzo di trasmissione del sapere, anche se si trattava di un sapere limitato a poche persone. Non c’era la radio, non c’era la televisione, non c’era internet e nemmeno c’era la possibilità di stampare grandi manifesti pubblicitari pieni di disegni e di colori. Il sapere insomma era trasmesso tramite un codice in bianco e nero.<br />
Ma tutto questo è cambiato negli ultimi anni. Nel 1997 solo i professionisti possedevano un telefono cellulare. Nel 2002 tutti i ragazzi delle scuole superiori ne avevano uno e comunicavano via SMS; nel 2007 scattavano fotografie con il telefonino. Oggi un bambino a sette anni sa usare il cellulare meglio dei suoi genitori, a dieci utilizza applicazioni di messaggistica tramite rete internet, a dodici fa filmati e crea semplici montaggi, inviandoli poi a decine di amici.<br />
Viviamo in un mondo in cui “però” si scrive “xò”, in cui “ti voglio bene” si dice TVB e un bacio si manda con una faccina, un mondo in cui un messaggio senza emoticon genera subito la domanda “ma sei arrabbiato?”, un mondo in cui invece di scrivere in chat è possibile registrare un messaggio vocale e inviarlo istantaneamente.<br />
L’aver sostituito le lettere con le immagini già di per se comporta una maggiore difficoltà nel decodificare i grafemi rispetto al passato. Ma non è finita qui. I bambini di oggi sono abituati ad avere tutto e subito. Nell’epoca dell’usa e getta tutto è dato senza attesa, confezionato e pronto per essere consumato, esattamente come un’icona che dice tutto e subito, senza bisogno di uno sforzo intellettuale per essere decodificata. Imparare a leggere invece richiede pazienza, costanza, capacità di sopportare le frustrazioni e di perseverare nonostante i fallimenti. Tutte cose che i bambini di oggi sanno fare sempre meno, che siano dislessici o no.<br />
Se le cose non cambiano, in futuro insegnare a leggere ai bambini sarà sempre più difficile…</p>
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